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Reconquista
Il viaggio di un eternauta
POLITICA
23 marzo 2011
Legittimità internazionale
Una guerra non può essere giusta dal punto di vista morale.

Chi è innocente perde la sua innocenza, chi è colpevole non paga da solo per la sua colpevolezza.

Una guerra può, invece, essere legittima dal punto di vista del diritto internazionale.

Non lo è sulla base della difesa di interessi nazionali nè palesi come l'accaparramento di risorse naturali o il respingimento di esseri umani inermi, nè opachi come i traffici di armi che coinvolgono spesso servizi di sicurezza "democratici" e faccendieri interni alle dittature.

Anzi, spesso gli interessi sono nazionali solo di nome, mentre di fatto sfido a vedere un interesse distribuito ai cittadini italiani nei profitti di ENI sul petrolio, di Finmeccanica sulle armi, di Impregilo sulle commesse edili, tanto per non far nomi.

Legittima la guerra può esserlo quando c'è un pericolo immediato per le popolazioni civili dovuto all'aggressione violenta di dittatori interni o di terroristi occultati da paesi esteri o direttamente di paesi esteri.

Non è mai legittima la guerra preventiva, ma solo quella reattiva.

Quindi. Sì all'intervento in Libia, sì a quello in Kossovo, sì a quello in Afganistan. No a quello in Irak.

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POLITICA
16 marzo 2011
'acca nisciuno ? è fesso
La reiterata furbizia da venditore e lo smodato potere mediatico non riescono a oscurare una verità abbagliante.

La riforma della magistratura si sintetizza in tre semplici passi.

Il Parlamento, quindi la maggioranza, quindi il Governo deciderà quali reati sono da perseguire al posto delle Procure.

La Polizia Giudiziaria, sottoposta gerarchicamente al Governo condurrà le indagini al posto delle Procure.

I Magistrati delle Procure saranno sottoposti a un collegio disciplinare composto da un numero di politici pari ai togati. Quindi potranno più facilmente essere puniti da soggetti nominati dal Parlamento, quindi dalla maggioranza e, dunque, dal Governo.

Questa sfacciata dittatura della Maggioranza, spacciata per civico moderatismo ci costringe ad augurarci che un Messina Denaro o un suo Amico degli amici non scenda mai in politica.

O è già successo ??
POLITICA
7 settembre 2010
Anossia cerebrale
Ogni tanto, anzi spesso, abbiamo esempi in diretta, senza la mediazione dei giornalisti, di politici affetti da anossia cerebrale o che pensano che ne siano affetti i cittadini, con quel che ne consegue in difetti della logica e della memoria.

Ho sentito con le mie orecchie Piero Fassino dire, in occasione della televisivamente incomprensibile contestazione al chiacchierato Presidente del Senato Schifani che "siccome chiamiamo squadristi coloro che vogliono fischiare il Presidente della Camera a Mirabello, allora siete squadristi anche voi... "(sic!).

Non è dato sapere quale aristotelico sillogismo ci possa essere nella comparazione di una claque organizzata da politici avversari per dare l'impressione televisiva che un altro politico sia contestato dai suoi stessi elettori e un gruppo di cittadini che, a torto o a ragione, gridano "Fuori la mafia dallo Stato" a un politico che in passato sembra aver avuto rapporti professionali dubbi all'interno di ambienti inquinati dalla criminalità organizzata, per quanto penalmente ancora irrilevanti.

Ho sentito con le mie orecchie Enrico Letta dire, in occasione dell'uccisione del Sindaco di Acciaroli nel Cilento, che, in un momento di grande delegittimazione delle amministrazioni pubbliche, bisogna onorare le migliaia di amministratori che ogni giorno lavorano come Vassallo.

Ora la cronaca di ogni giorno rende un affronto alla memoria di Vassallo la ardita sineddoche di Enrico Letta. Statisticamente quanti sono i sindaci e gli amministratori che si rivelano amici prevalentemente di sostituti procuratori cui raccontano le loro vicende ogni giorno, piuttosto che di costruttori e consulenti interessati economicamente quando va bene o di collusi o appartenenti ai clan quando bene non va?


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POLITICA
24 aprile 2009
Giornalismo, mafia, sottosviluppo
Breve riflessione su due punti.

La prima.

Il giornalismo sano  come cane da guardia "preventivo" di esecutivo e legislativo.

Il potere giudiziario, quando lavora, come cane da caccia, una volta che la "frittata" è fatta o presunta.

Il giornalismo servo come cane da riporto.

Il giudiziario imbelle come cane da cuccia.

La seconda.

La mafia dà lavoro è una fandonia colossale.

Se la mafia non fosse il masso legato al collo che è per le regioni che ne sono infestate e, di conseguenza, per l'intero paese, perchè l'unico sottosviluppo statisticamente rilevato nella Unione Europea a 27 è solo nella Terra delle Quattro Mafie: Calabria, Sicilia, Campania, Puglia ?


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POLITICA
15 gennaio 2009
Le menzogne dell'Avvocato
Tra le menzogne da ascrivere al nostro ceto dirigente in questa epoca senza vergogna e senza contraddittorio, data la connivenza nell'uso spregiudicato dei mezzi di distrAzione di massa, vi è sicuramente quella pronunciata dall'Avv.Bongiorno nella recente riunione televisiva di vezzeggiamento del più ignobile novantenne, a mio avviso, della storia della Repubblica italiana.

Trattasi dell'ennesima versione della assoluzione tutt'altro che piena del succitato ignobile novantenne che, basandosi sulla sentenza definitiva della Corte di Cassazione, vorrebbe cancellare il fatto incontrovertibile di un reato consumato, ma caduto in prescrizione.

Riporto lo stralcio della medesima sentenza a beneficio di chi legge e a futura memoria.

"g) Con il settimo e ultimo motivo il ricorrente (NdR: l'imputato) eccepisce violazione dell’art. 606, lettera b) c.p.p. perché la sentenza impugnata (NdR: quella del Tribunale - primo grado di giudizio) dal P.M. (NdR: della Corte di Appello - secondo grado di giudizio), pur riconoscendo che il reato contestato al capo a) era prescritto, ha ritenuto di non limitarsi a dichiarare l’estinzione del reato, ma ha proceduto all’esame del merito in considerazione della peculiarità della vicenda e della personalità dell’imputato.

Egli lamenta che, in tal modo, la Corte di Appello lo ha ritenuto colpevole del delitto previsto dall’art. 416 c.p. che ha poi dichiarato estinto per intervenuta prescrizione, stravolgendo l’art. 129 c.p.p. perché, anziché verificare allo stato degli atti se risultasse evidente l’innocenza dell’imputato, si è impegnata a dimostrarne la colpevolezza.

Ad evidenziare l’improducenza della censura è già sufficiente il rilievo che, per effetto dell’impugnazione del P.M., finalizzata ad ottenere la condanna dell’imputato, la Corte di Appello ha applicato la prescrizione dopo avere compiuto una disamina tesa anche ad accertare la data di cessazione della ritenuta attività criminosa, la sussistenza delle contestate circostanze aggravanti, da essa escluse e, in definitiva, anche con riferimento alla ritenuta concedibilità delle circostanze attenuanti generiche.

Pertanto, all’epoca della pronuncia, l’effetto estintivo non era automaticamente operante, ma esso è conseguito all’accertamento della data di ritenuta consumazione del reato e all’esclusione delle circostanze aggravanti che avrebbero prolungato il termine di prescrizione, per cui il giudizio sulla sussistenza del reato ha costituito un prius logico e giuridico rispetto alla statuizione che ne ha dichiarato l’estinzione.

D’altra parte il Collegio condivide l’orientamento cui ha fatto riferimento la Corte territoriale (vedi nello stesso senso, più recentemente, Cass. n. 783 del 1999, Di Noto), in base al quale, ove l’imputato sia stato assolto in primo grado e contro tale decisone sia stato proposto gravame dal pubblico ministero, il giudice dell’impugnazione può applicare una sopravvenuta causa di estinzione del reato solo se reputi fondata l’impugnazione, così da escludere che possa persistere la pronuncia di merito più favorevole all’imputato. Ne consegue che la sentenza che dichiara la causa estintiva deve essere adeguatamente motivata sul punto.

Non induce a diversa statuizione la circostanza che il Tribunale avesse assolto Andreotti ai sensi del comma 2 dell’art. 530 c.p.p., perché appare condivisibile l’orientamento recepito dalla Corte territoriale (Cass. n. 13170 del 2002, Scibelli), secondo cui non può farsi luogo alla declaratoria di improcedibilità per estinzione del reato a seguito di maturata prescrizione, qualora in sentenza si dia atto della sussistenza dei presupposti per la pronunzia di assoluzione, sia pure ai sensi del secondo comma dell’art 530 c.p.p., atteso che, nel vigente sistema processuale, la assoluzione per insufficienza o contraddittorietà della prova è del tutto equiparata alla mancanza di prove e costituisce pertanto pronunzia più favorevole rispetto a quella di estinzione del reato. "


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permalink | inviato da ricke il 15/1/2009 alle 18:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
  

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