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Reconquista
Il viaggio di un eternauta
POLITICA
18 maggio 2013
Inciucista confesso
Nicola Latorre ha un cursus honorum di tutto rilievo al riguardo.

Faceva parte della merchant bank di Palazzo Chigi che non parla inglese (copyright Guido Rossi) entrata con le pezze al culo e uscita benestante (Marco Travaglio) assieme a Claudio Velardi (divenuto spin doctor di candidati di destra), Fabrizio Rondolino (notista de Il Giornale di Berlusconi), Marco Minniti (animatore della Fondazione ICSA con Kossiga).

In stretto contatto con il tesoriere che ha "occultato" il patrimonio dei DS nelle Fondazioni, Ugo Sposetti che ama desinare con Denis Verdini.

Lo si ricorda per il pizzino a La7 per aiutare nel dibattito in corso il collega della destra a discapito del teorico alleato dell'IDV.

Ultimamente ha gettato definitivamente la maschera e ci sta dicendo con chiarezza chi è.

Ha bollato come entrambe gravi le vicende di dissenso interno alle candidature presidenziali di Marini e Prodi. Peccato che la prima è stata alla luce del sole e la seconda nell'ombra silenziosa che si confa ai miserabili che sanno di essere infami. Per non parlare del fatto che Prodi è la bandiera del PD, Marini tutt'al più della DC-PPI. O Nicola Latorre ha come bandiera solo lo Skorpione dai baffetti padrone del partito delle Coop?

Infine, mentre Luigi Zanda capogruppo del PD bollava come ineleggebile il noto concessionario TV Giglio di Campo e quindi impossibile la sua nomina a Senatore a Vita come suggello dell'Inciucio dei Vent'anni, lui pronto "non spetta a noi decidere sulla nomina di senatore a vita".

Politicamente infame e miserabile.
1 luglio 2009
Velardi e Rondolino
Pezzo da maestro di giornalismo di Gianni Barbacetto sulla consulenza d'immagine e strategica degli orrendi figuri dalemiani al Capo.

Gli stralci ci dicono meglio di tutto che la strategia-Tafazzi della sinistra è stata fortemente voluta e che D'Alema concorre con la Binetti per il premio "L'infiltrato".

Quosque tandem Catilina, Latorre, Minniti, Velardi, Rondolino, Consorte, Cuperlo non si iscriveranno finalmente alla loro vera Casa delle Libertà?

«Si potrebbe parlare di una crescente “staffizzazione” del Pds. Dobbiamo pensare il Pds come una delle componenti del comitato elettorale di Massimo D’Alema».

«D’Alema correrà per il Quirinale», perché «puntare tutto sulla guida del governo può rivelarsi azzardato: dopo uno o due anni la crisi può scoppiare, e il reincarico diventa difficoltoso se non pressoché impossibile».

«Non dobbiamo scartare Palazzo Chigi, anzi dobbiamo lasciare che si creda che questo è l’obiettivo. E insieme dobbiamo coltivare l’immagine “presidenziale” di D’Alema».

«I ritmi di lavoro di Palazzo Chigi sono massacranti. D’Alema è un buon lavoratore, ma il suo tempo è organizzato in modo particolare: a fasi “intensive” si affiancano fasi di inattività pressoché totale», quindi è meglio «trovare un’attività più adatta a questo stile e a questi ritmi»

«Come il Berlusconi dei tempi d’oro, D’Alema deve rivolgersi agli italiani, non alla sinistra; non al proprio “popolo”, ma ai giovani o ai pensionati».

«Frasi più brevi, parole più semplici. Lo sguardo deve cambiare; c’è spesso, al termine di una risposta, uno sguardo come di autocompiacimento, come di ricerca dell’ applauso, che va cancellato. Il corpo dev’essere meno rigido, le mani devono muoversi con più libertà e familiarità; anche la testa può muoversi più liberamente: un movimento dolce dal basso in alto, come di un gatto che fa le fusa, è un esempio possibile».

«dovremo studiare qualche “evento” che definisca emblematicamente qualche nuova immagine: la ricetta di cucina è l’esempio più immediato».

«Nei nostri discorsi c’è ancora un (sacrosanto) disprezzo per Rifondazione: tuttavia è sciocco pensare a una separazione dei destini. Dobbiamo servirci di Rifondazione esattamente come ci serviamo di Dini o di Di Pietro».

«l’operazione Di Pietro è un modello. È morotea nel senso dell’inclusione all’interno del sistema di una scheggia potenzialmente eversiva».


  

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