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Il viaggio di un eternauta
ECONOMIA
2 novembre 2010
Nucleare, beh no!
Nonostante l'inquinamento ideologico, il dibattito sugli investimenti infrastrutturali in nuove fonti di energia è comprensibile dal lato delle opzioni ambientali ed economiche, meno da quelle delle conseguenze politico-amministrative.

La contemporanea crescita prospettica dei fabbisogni soprattutto delle economie emergenti del XXI secolo e l'eccesso di anidride carbonica con il conseguente cambiamento climatico forse irreversibile ci impongono scelte nei prossimi decenni subottimali rispetto alla maturazione tecnico-economica completa delle fonti rinnovabili e al nucleare di quarta generazione o alla attualmente chimerica fusione.

Tacendo della fusione, il nucleare di quarta generazione dovrebbe bruciare le scorie radioattive ad elevatissimo tempo di decadimento che rendono ancora potenziali arsenali suicidi dell'umanità l'attuale seconda e la costruenda terza generazione di reattori.

Le fonti rinnovabili devono risolvere globalmente il problema dello stoccaggio, anche se il solare termodinamico sembra avere trovato delle risposte valide per farci sperare che un giorno dal nordafrica non arrivino più petroliere o gasdotti, ma fili dell'alta tensione alimentati da tale fonte nel Sahara.

Speranze di non dover costruire reattori tendenzialmente a spese del contribuente dovrebbero venire anche da minerali o vernici in grado di assorbire CO2 e inquinanti in genere.

Nel frattempo, non sembra possibile rinunciare ad alcuna delle fonti alternative a quelle dei combustibili fossili e, probabilmente, neppure ad essi, fino a che non viene migliorata e quindi rinnovata totalmente la struttura tecnologica della attività economica mondiale facendola diventare meno energivora.

Ciò che non convince rispetto a tali scelte filonucleari è attinente più al galbraithiano complesso militare-industriale che tende, anche tramite i reattori che alla fine generano plutonio, a creare un circuito vizioso di reciproco scambio con il potere politico palese e occulto delle democrazie.

Non solo, ma come sanno anche i filonuclearisti, sono necessarie agenzie indipendenti e trasparenti per la sicurezza sia intrinseca dei reattori, sia per i siti di stoccaggio delle scorie.

Chi obiettivamente nel nostro paese metterebbe anche un'unghia sul fuoco per una struttura comandata dal Gen. Carlo Jean noto compagno di merende dello scomparso Servitore di Stato Parallelo Francesco Cossiga? O per essere meno dietrologhi, da Pietro Canepa in quota Scajola e Paolo Mancioppi in quota Bossi?
 



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permalink | inviato da ricke il 2/11/2010 alle 15:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
  

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