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Il viaggio di un eternauta
ECONOMIA
24 novembre 2020
Di Bolla in Bolla. Riflessioni ai confini del sistema.

In tempi normali il default di un paese per eccesso di crescita del debito rispetto a quella del reddito avviene per perdita di fiducia dei creditori che smettono di finanziarlo e cercano di vendere i titoli che possiedono prima di perdere parte del capitale con la ristrutturazione del debito stesso.

Tale ristrutturazione viene imposta dalle istituzioni internazionali (FMI) o da paesi amici che sostituiscono il debito verso privati, imponendo allo stesso tempo un livello più basso della spesa in relazione alle entrate prevedibili in tempi definiti, contando in una ripresa economica sulla base delle esportazioni nette.

In tempi normali la improvvisa caduta dei prezzi di attività patrimoniali come immobili o azioni gonfiati da un eccesso di fiducia nel loro continuo rialzo, si risolve nel fallimento di speculatori temerari che si sono sovraindebitati per seguire il trend dei prezzi. Se i rischi sono sistemici interviene la Banca Centrale che acquista titoli sul mercato creando moneta e aspettative di inflazione dei prezzi dei beni, più sicuri in quel frangente dei titoli.

Non viviamo in tempi normali e siamo costretti nostro malgrado ad esplorare zone vergini e pericolose del sistema economico.

Infatti, il coinvolgimento nelle bolle speculative di enormi società finanziarie e degli Stati troppo grandi per fallire ha innescato il whatever it takes delle Banche centrali che determina una scommessa a senso unico verso l’aumento dei prezzi dei titoli obbligazionari e la riduzione dei tassi di interesse anche in campo negativo.

La creazione di moneta viene spesa per ulteriormente indebitarsi e per acquistare ulteriori obbligazioni che ne aumentano il prezzo, senza che l’inflazione dei beni venga innescata a sufficienza. Anzi gli stati si indebitano ulteriormente per sostenere la domanda interna e vendono anch’essi sempre più titoli agli operatori famelici.

Senza inflazione dei beni, la giostra non sembra in grado di potersi fermare e i tentativi finora di toccare il pedale del freno e tornare a tempi normali impossibile senza creare un disastro globale capace di far implodere il sistema e produrre povertà diffusa per molti anni a venire.

C’è un limite o è la nuova normalità da cui non usciremo più? O entrambe?

In mancanza di inflazione di beni, anche la stagnazione della crescita in presenza di tassi di interesse negativi può evitare l’esplosione del debito rispetto al reddito e quindi le potenziali crisi di sfiducia che fanno avvitare il sistema. Ma sarà sempre così?

Finchè il sistema “produce” titoli obbligazionari per qualunque livello di creazione di moneta lo schema può continuare, ma che succede come recentemente in Giappone quando i nuovi titoli obbligazionari scarseggiano? I loro prezzi accelereranno ulteriormente e con essi la spinta all’investimento in titoli e all’ulteriore indebitamento con l’ulteriore rischio esemplificabile dalla differenza tra una frenata effettuata a 100 Km/h e una a 300 km/h.

Infine, l’azzardo morale dei politici che riterranno di potere spendere a proprio piacimento o eliminare l’imposizione fiscale per ragioni di consenso, potendo vendere il debito alle Banche Centrali. Una sorta di helicopter money permanente che premia soprattutto i demagoghi. Paradossalmente il cigno nero potrebbe diventare la formica tedesca che con la sua virtù, impedisce l’imporsi del vizio, ma così facendo blocca la giostra e la fa venire giù.


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permalink | inviato da ricke il 24/11/2020 alle 13:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
  

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